Andrea's profileStranger in a strange la...BlogListsNetworkMore ![]() | Help |
Stranger in a strange landMy barely updated space |
|||||||||||
|
10/5/2008 Si trasloca!Ho deciso finalmente di trasferire questo blog su uno spazio dedicato. Non che abbia in programma di mettermi a “bloggare” più spesso di quanto faccia, ma semplicemente, un posto tutto mio, mi piaceva di più. E poi almeno sfrutto un poco quel dominio registrato un paio di anni fa e che utilizzavo solo per la posta elettronica. Per concludere, a quei pochi lettori, il nuovo indirizzo é qui: http://www.sciamanna.eu/andrea Ciao, 4/6/2008 Semplice mini torta olandeseIl mio primo post culinario, risultato di un esperimento fatto in un sabato piovoso e noioso (quando mi annoio, spesso mi viene fame). Ho trovato questa ricetta su uno dei siti ai quali sono iscritto tramite RSS, l'ho provata, è venuta bene ed ho deciso di farne una libera traduzione dall'inglese. La ricetta originale e tutte quante le foto si possono trovare qui: Easy-Bake Dutch Baby.
Il risultato ottenuto é stato leggermente diverso da quello presentato, poiché la torta si è gonfiata solo leggermente nel centro, ma devo dire che il sapore non era affatto male. Ho poi fatto una variazione utilizzando delle formine in silicone per muffins ed ho ottenuto una sorta di vol-au-vent che poi si sono sgonfiati, come previsto. Con piccole dosi di confettura o cioccolata fusa, si ottengono parecchie piccole tortine. Voglio riprovarci, per meglio individuare le dosi di pastella per ciascuna formina. Voglio anche provare ad utilizzare una teglia quadrata o rettangolare per fare una girella o qualcosa del genere. Per inciso, la ricetta suggerisce di mangiare la torta ancora calda, ma anche fredda non é male Penso inoltre che eliminando lo zucchero, questa potrebbe essere un'ottima base per spuntini o torte salate. In ogni caso, la noia è passata! 2/23/2008 Sì vabbé, ma i soldi?Ma che succede? Se ne stanno andando tutti. Praticamente ogni settimana al lavoro sento che qualcuno se ne va: chi perché ha trovato un lavoro più vicino, chi perché prende più soldi, chi - e questo fa pensare - perché è stanco del comportamento di certe persone (superiori, in genere). In uno dei miei primi post ho lodato il rapporto che c'è qui fra lavoratore e datore di lavoro. Evidentemente, quelli che a me sembrano aspetti negativi "passabili", chi è abituato a questo li vede come problemi importanti. E quindi ho ripensato a quest'ultimo anno. Alla fine di questo mese sarà passato esattamente un anno dal mio contratto con l'azienda (i primi sei mesi sono stati tramite agenzia di lavoro interinale). Non posso negare di aver ricevuto lodi continue, incarichi che hanno valorizzato le mie conoscenze, numerose occasioni, tutte sfruttate, per applicare queste conoscenze e che hanno ulteriormente incrementato l'apprezzamento nei miei confronti. Oggi chiunque ha un problema di tipo tecnico, o ha bisogno di trovare un modo per eseguire meglio una certa procedura, viene da me, invece di chiedere a chi effettivamente è pagato per fare questo. Tutto ciò mi gratifica e molto, specialmente se confrontato con le mie precedenti esperienze lavorative. Ma perché la gente se ne va? Alcuni sono stati mandati via, un po' a ragione, un po' senza motivi apparenti o comunque con modalità discutibili. Altri, come ho già citato, semplicemente trovano un lavoro più comodo o meglio retribuito. Ma queste persone lasciano dei buchi che devono essere tappati, cosa che non succede. Fatta eccezione per un progetto specifico, in tutti gli altri casi si chiede a chi rimane di lavorare anche per chi se n'è andato. E quelle persone lo fanno, ma dopo un po' si stufano e se ne vanno anche loro. E quindi altri devono fare il loro lavoro. Poi, se tutti gli agenti che parlano italiano se ne vanno e il solo che rimane è il sottoscritto, ecco che chiedono di tornare al telefono, ma senza lasciare quanto già si sta facendo. Almeno finché non assumono qualcuno di nuovo. Certo, nessun problema. E una fettina di culo? Devo ammettere che non ho fatto nessuna storia e che nemmeno mi dispiace tornare al telefono, parlare con i clienti e via dicendo. Ma non è quello che mi era stato detto che avrei fatto, un anno fa. Intanto, dopo quasi un mese, non ho visto fare nemmeno un colloquio a potenziali agenti italiani. Ora, il mio contratto scade e già mi è stato detto che lo rinnoveranno con uno a tempo indeterminato (per legge, non hanno molta scelta, se non licenziarmi). Io il contratto lo firmerò, ma non so quanto resterò. Sono disposto a rinunciare al piacere di lavorare in quest'azienda, se dovesse capitarmi un lavoro da agente pagato meglio (e non è difficile, ve l'assicuro!). La cosa che sconforta è che non appena si parla di soldi, non muovono un dito per cercare di farti restare. Finché non parli di soldi, sei considerata la persona più necessaria di questo mondo, ma se dici "Ok, o mi sganciate i soldi che mi merito, o me ne vado", loro di stendono il tappeto rosso fino a dove è parcheggiata la tua macchina. Questo, almeno, guardando quanto è successo in tutti gli altri casi. Vedremo fra breve cosa succederà a me. 2/21/2008 Dames en Heren (Signore e Signori)... Il Gioco del CerchioAllora, il tuo collega olandese (o il tuo fidanzato/a) ti dice, “Hey, perché non vieni da me Sabato? È il mio compleanno”... E tu pensi “Grandioso, mi sto facendo qualche amico qui. Festa con l’olandese!”. E come un buon frequentatore di feste, ti fai la doccia, metti un po’ di colonia e ti vesti un po’ bene per il tuo momento non-si-sa-mai-chi-potresti-incontrare. OK, quindi la festa è prevista per le cinque del pomeriggio di Sabato, ma non è un problema, questo potrebbe voler dire cena e via dicendo. Prendi una bella bottiglia di vino per il tuo ospite e arrivi con un convenzionale ritardo. Bzzzz. Entra nel mondo della festa in cerchio. Le feste in cerchio sono la versione esclusivamente olandese dell’inferno – quale livello non lo so, ma si trovano da qualche parte fra la dichiarazione dei redditi e il dentista. Immagina un gruppo di adulti seduto in cerchio su sedie pieghevoli. Ci si aspetta che tu stringa le mani e ti presenti a ciascuno di loro. Chi ha portato la propria nonna, potresti chiederti, e perché si congratula con me? Ho forse vinto qualcosa? No, non hai vinto nulla. Prendi la tua sedia gezellig e siediti per una tazza di caffè. Caffè freddo. E un pezzo di potrebbe-essere-torta, potrebbe-essere-crostata, sicuramente-è-atroce. Rispondi a ciascun freddo liquido e morsi dal sapore di segatura con un ghigno e mmmm, lekker! Chi ha portato i figli, e perché stanno correndo in giro? E il riscaldamento… Dov’è? E’ Novembre e la dannata porta è spalancata. Per le prossime due-sei ore, tutti siederanno in questo piccolo cerchio ordinato e proveranno a fare un’educata conversazione. Non tentare di impressionarli con il tuo olandese o la conoscenza della società olandese, perché sarebbe un errore. Piuttosto, parla delle cose caratteristiche che ti piacciono qui, menziona i tuoi viaggi, parla di Seinfeld. Mantieni un livello basso. Non menzionare il fatto che la gente si veste come se si trovassero nella Polonia pre-1989, non chiedere se ci aspettava che anche tu portassi un regalo stupido che costasse meno di 5 euro. Non c’è cibo. Hai avuto la tua torta, quindi taci. Anche se l’orologio si muove lentamente abbastanza da far invecchiare prematuramente il tuo gemello in un altro pianeta, anche se sono scoccate le sei, sette, otto in punto, non c’è cena. Hanno parlato di cena? Forse ci si aspettava che tu mangiassi in anticipo. E quindi è così. Anche gli olandesi odiano queste cose, e come non potrebbero? Come puoi festeggiare con i tuoi amici e Tante Helena che ti mostra le cicatrici dell’intervento chirurgico e il piccolo Jan-Jaap che appiccica l’uva passa della sua torna sul tuo naso? Non è una festa, ma una dovere, come il filo interdentale. Quando l’olandese vuole essere tuo amico o intrattenerti, t’invita fuori o ti dice esplicitamente festa-con-cena, barbeque... tutto tranne la temuta festa di compleanno. Non puoi far parte della società olandese ed evitare la festa in cerchio, ma ho adottato alcuni trucchi: Prima di tutto, limito il mio partner olandese a sei crediti-feste-in-cerchio per anno, ciascuno buono per quattro ore di “divertimento” con la famiglia. Una festa-in-cerchio di otto ore (Oddio, Natale) consuma due crediti; non più crediti, e “Cavoli, siamo straimpegnati!”. Il secondo trucco è d’impostare un tempo limite, diciamo due ore – se aspetti che la festa finisca naturalmente, potresti anche sviluppare un carcinoma polmonare in fase avanzata, per non parlare della malnutrizione. Per concludere, non preoccuparti di essere un eccentrico-buitenlander. Prendi una rivista e leggi, curiosa in giro, ficca il naso, fai telefonate dall’altra stanza. Fidati, nessuno se ne accorgerà. Ma andando via, non dimenticare di salutare Tante e Oma e I cugini Jaap, Jan and Joris – tutti – ancora con la stretta di mano (o il triplo-bacio, se ci provano) e l’obbligatorio "è stato così gezellig". Beh, non lo è stato? Alla prossima volta. P.S. L’olandese ha un ottuso orgoglio nel dire “gezellig”; non è facilmente traducibile, ma trovo che possa essere facilmente scambiato con "fa cagare." Provalo e capirai cosa intendo. Buitenlander = Forestiero Questo è un articolo che ho liberamente tradotto dall'inglese. Ho avuto una sola esperienza del genere, ma vi garantisco che è tutto vero!
2/12/2008 Capodanno: non ti vedo, ma ti sentoHo messo le mani avanti nel sottotitolo e in uno dei primi post: questo blog non sarà aggiornato spesso. In effetti ho un paio di post pendenti, ma non sono ancora convinto di volerli pubblicare, quindi restano per ora come bozze. Ma oggi pensavo ad un mese fa, al Capodanno qui in Olanda. In effetti questo è il secondo Capodanno che passo qui, ma l'ultimo è stato piuttosto inquietante. Se conoscete la mania dei "botti" tipica di certe zone del sud, beh, moltiplicatela per 10 e potrete farvi una vaga idea di come si festeggia qui. I botti iniziano almeno un mese prima (le considero delle esercitazioni per il grande giorno) e terminano parecchio dopo il primo Gennaio, quando finiscono le scorte. Ci sono principalmente 3 tipologie di botti. Carbid Schieten Si traduce sommariamente in "Esplosione di carburo". E' tipico delle zone di campagna, ed è costituito in genere da uno di quei contenitori metallici per il latte, una palla, acqua e carburo. Il carburo ha la simpatica proprietà di produrre gas di acetilene, quando viene a contatto con l'acqua. Questo gas è piuttosto esplosivo. La procedura è semplice. Si pratica un piccolo foro nel fondo del contenitore, si mettono molto rapidamente il carburo nel contenitore (che si presenta come un pezzo di pietra... il carburo, non il contenitore), dell'acqua e, sempre rapidamente, si tappa il contenitore con il suo coperchio, o, a volte, con dei palloni da basket o simili. Poi si aspetta un po', ci si piazza dietro al contenitore (che sta coricato o leggermente inclinato verso l'alto) e con una torcia di tocca il piccolo foro, generando l'equivalente di un'esplosione di cannone. Questo gioco (?), ripeto, si può vedere principalmente in campagna, nelle diverse sagre di paese del periodo natalizio e sarebbero teoricamente vietate in città. Scrivo teoricamente perché in città ne ho visti. Una piccola dimostrazione dell'effetto che si ottiene:
Gli incidenti, ovviamente, non mancano: Chinese Rol Potrei tradurlo in girella cinese. Praticamente è una serie di petardi, che può ranggiungere la modesta lunghezza di 13 metri per un totale di 100.000 esplosioni. Per dare un'idea, arrotolato è più grande di una pizza formato gigante. Questo coso (che oltre una certa lunghezza che non conosco, sarebbe illegale) fa solo tanto rumore, per tanto tempo e produce effetto visivi degni di nota. Ho avuto la (s)fortuna di vederlo esplodere per tutta la lunghezza della mia macchina, a meno di un metro da questa. Fortunatamente non ha lasciato nessun segno, a parte la carta delle cartucce che ha completamente ricoperto la mia macchina e tutte le altre nelle vicinanze. Una
Fuochi d'artificio standard Nulla da dire, se non che quelli che normalmente in altri paesi sarebbero fuochi sparati in zone lontane dalla gente, per via della loro potenza e della pericolosità, qui si sparano anche nella piazzetta della città. Nebbia Questa non è una costante di tutti gli anni, ma è stata parte integrante dell'ultimo Capodanno ed è ciò che lo ha reso unico, indimenticabile e inquietante. Quella che pochi minuti prima della mezzanotte sembrava una leggera nebbia, forse per puro evento atmosferico, forse perché catalizzata dal fumo delle esplosioni, si è rivelata la nebbia più densa mai vista in vita mia. Così densa da non lasciare vedere oltre un paio di metri di distanza. Così densa che le ambulanze che cercavano di tornare in ospedale per la fine dei festeggiamenti, dovevano farsi guidare da poliziotti a piedi, aiutati da una torcia che illuminava alternativamente 50 centimetri di strada a la faccia del poliziotti (cercavano solo di non farsi mettere sotto dalle stesse ambulanze). Non è stato nemmeno un avvenimento localizzato: buona parte dell'Olanda ha goduto di questo evento. I botti quindi sono stati, per l'appunto, solo botti, poichè, a parte i primi pochi minuti, tutto l'effetto visivo è stato coperto dalla nebbia. Gli Olandesi non si sono persi d'animo e hanno continuato a sparare botti fino al mattino seguente (beh, per giorni a dire il vero). Io e la mia compagnia di amici abbiamo cercato di tornare a piedi a casa, perdendoci diverse volte, sempre per colpa della nebbia... o forse perché ero il capo fila. Di questa nebbia non farò vedere un video: sarebbe tutto bianco. Technorati Tags: Olanda 12/2/2007 Flock - The social web browserDefinire il Web 2.0 è qualcosa di piuttosto complesso e vasto. Eviterò quindi di affrontare questo discorso, sia per pietà nei confronti di chi legge, sia perché non mi sento ancora in grado di spiegarlo. I maggiori esempi di Web 2.0 si trovano si siti come FaceBook, LinkedIn, MySpace, last.FM e compagnia. Tutti questi siti sono definiti come "Social Networks" (reti sociali). La definizione di Wikipedia Italiana è: Una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia. (...) La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete (...). La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così "materializzare", organizzare in una "mappa" consultabile, e arricchire di nuovi contatti. In parole povere, questi siti Web non fanno altro che raccogliere utenti e collegarli fra loro in qualche modo (amicizie, parentele, rapporti professionali, ecc). Alcuni di questi siti, poi, hanno un tema comune, come la musica o le foto. Ho anche trovato un Social network dedicato alle ricette di cucina (sic!). Considerando la diffusione che tali reti stanno avendo, ma soprattutto la mia passione per alcune di queste, mi trovo spesso a scoprire nuove risorse legate a questi mondi. Diverse figure hanno da tempo iniziato a diffondere moduli - per buona parte gratuiti -, conosciuti come "Widgets". Questi moduli si collocano all'interno della rete sociale, come controlli, strumenti o vere applicazioni Web, integrate con il network nel quale sono inserite. Qualcun altro, invece, ha pensato di scrivere applicazioni che non si collochino all'interno del Social Network, ma all'esterno, fornendo strumenti e servizi utili per gestire una o più di queste reti. Un esempio è Flock. A prima vista sembra un semplice browser con delle finestre aggiuntive. In effetti è una versione riscritta di FireFox (che, ricordo, è open source, quindi liberamente modificabile). In più, rispetto al noto browser, ha tutta una serie di funzionalità pensate per gestire al meglio le proprie reti sociali. Il primo strumento che salta all'occhio è la barra laterale che mostra il proprio (o i propri) account, con un riepilogo sul proprio stato, le notifiche, l'elenco degli amici, ecc. In aggiunta è possibile sfruttare una serie di altre funzionalità per la gestione dei blog, dei Feeds, l'invio delle foto o la gestione degli appunti per prelevare parti di siti Web e condividerli nella propria rete. Considerato che è nient'altro che una versione evoluta di FireFox, ho pensato d'installarla e provarla per qualche ora. Direi che l'esperienza è interessante. Mantenendo il mio normale utilizzo del browser, posso tenere sott'occhio, in tempo reale, quello che succede nel mio account FaceBook (che è quello che uso maggiormente). La versione corrente (1.0) è stata rilasciata ad inizio novembre 2007 e manca dell'integrazione con alcuni servizi quali MySpace, Live ed altri. Ci stanno lavorando e mi aspetto alcune novità interessanti: il team di Flock sembra lavorare con passione e attraverso il blog e il forum è possibile interagire con le persone direttamente coinvolte nel progetto. Nel frattempo, se siete drogati della vostra rete sociale, del vostro blog personale o di Feed RSS, vi suggerisco di provarlo per qualche giorno. 9/21/2007 SuperficialitàRileggendo i miei ultimi post, mi sono reso conto di essere stato forse un po' troppo superficiale su alcuni punti, specialmente quando comincio a parlare dei lati positivi della vita lavorativa in Olanda. In linea di massima li confermo tutti, ma certi aspetti dovranno essere ridimensionati e conditi con ulteriori precisazioni, anche di aspetto negativo. Sarà qualcosa che farò nei post futuri. Beh, ci proverò. Non sono biettivo e tanto meno lo voglio essere. Ma vorrei essere realista e evitare le menzogne, anche quelle involontarie. Poco altro da dire in questo post, ma nel week-end avrò di che pensare. 9/19/2007 Lorem IpsumIl Lorem ipsum è un insieme di parole utilizzato da grafici, designer e tipografi come testo riempitivo in bozzetti e prove grafiche. È un testo privo di senso composto da parole in lingua latina (spesso storpiate), riprese pseudocasualmente da uno scritto di Cicerone del 45 a.C.. Il testo è stato utilizzato per la prima volta nel 1500 da uno stampatore dell'epoca per mostrare i propri caratteri, da allora è diventato lo standard dell'industria tipografica. La sua funzione lo avvicina al testo etaoin shrdlu un tempo usato per provare le Linotype. In informatica è usato molto frequentemente come testo riempitivo nelle prove grafiche di pagine web e come dati fittizi nella prova di funzionamento dei database. (Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Lorem_ipsum) Mi capita a volte di sviluppare pagine web o documenti che richiedono, inizialmente, un testo fittizio che permetta di dare un'idea dell'aspetto del documento finale. Lo scopo di ciò è quello di sviluppare lo stile del documento, per poi occuparsi, in un secondo momento, dei contenuti. Altre volte mi serve semplicemente un testo da inserire in qualche esempio. Queste sono le risorse che ho trovato, tutte buone in funzione della lingua o della qualità del testo che mi serve:
9/18/2007 Pane al pane (in cassetta) e birra alla birra (Parte IV e ultima)2.3 Proattivo Mentre consideravo l'ambiente, stampando a ufo carta su carta, ho ripensato ai progetti che il mio manager dice di avere per me ed ai futuri compiti che mi spetteranno: argomento, devo dire, ancora piuttosto confuso. Fra le varie cose, mi ha accennato al fatto che vorrebbe rivedere un po' gli script dei progetti in corso e futuri e per questo mi chiederà di fare un'analisi. A tempo perso, quindi, prima ancora di essere incaricato ufficialmente, butto giù il documento. Perdo più tempo a rivedere il documento che a tirarne giù i contenuti, a causa della mia non eccezionale conoscenza della lingua inglese. In ogni caso, dopo 2-3 giorni l'analisi é completa, con un risultato di tutto rispetto, considerato anche é la mia prima analisi di questo tipo e in inglese. Mando un'e-mail al manager, gli dico che mi sono permesso di tirare giù l'analisi in anticipo, la allego e aspetto la reazione. Dopo qualche ora mi chiama e mi dice che ha apprezzato e che vuole programmare un incontro (un meeting, che fa più fico) per studiare la cosa. Si fa l'incontro e il progetto parte. Quello che ho fatto, mi spiegano, è essere proattivi. Nelle mie esperienze passate, essere proattivi vuol dire solitamente prendersi un richiamo per non aver fatto quello che il capo si aspettava che tu facessi. In questa compagnia vuol dire essere apprezzati e a volte premiati: grazie a questo modo di fare sono passato da un contratto di lavoro interinale, ad un contratto temporaneo con l'azienda. A questo contratto è seguito poi un secondo e, se tutto continuerà a filare liscio come ora, ad Aprile avrò il contratto a tempo indeterminato. Ora, l'azienda ha anche una cassetta per i suggerimenti: io non l'ho mai usata (preferisco suggerire direttamente alla persona interessata) e non so se sia generalmente utilizzata, ma c'è. Ora, l'azienda premia (non a parole, ma con soldi!) la produttività dei singoli, con bonus mensili basati su quanti prodotti si vendono, o sulla qualità del supporto al cliente. Ok, forse il bonus a volte è ridicolo, ma sempre meglio che un pugno in un occhio. Non è tutto rose e fiori, intendiamoci. C'è anche qui chi fa le scarpe agli altri e chi pensa di essere Dio in terra. Ma in linea di massima queste persone finiscono per essere licenziate o "degradate": gli olandesi non si fanno troppi scrupoli a denunciare il colpevole se ne va della loro salute mentale o della loro professionalità. E i non olandesi imparano presto ad adeguarsi. Dolorosamente sana schiettezza Olandese. 2.4 Lavoro in affitto Se non ho avuto prima il contratto al quale anelo, è solo perché devo sottostare alle procedure aziendali, che prevedono un contratto fisso non prima di due contratti semestrali (o uno annuale). Ufficialmente, anche se non tramite agenzia, sono ancora un interinale. Alcune figure forse sono un po' sfruttate - aspetto negativo del contratto interinale -, essendo assunte per sei mesi, mandate via, richiamate magari dopo un anno per altri sei mesi e via dicendo. Ma se vali e ti fai valere, questo non succede, in linea di massima. Inoltre questo sistema, pur non garantendo la stabilità lavorativa, te ne garantisce in un certo senso la continuità. Ho avuto colleghi di 50 anni o più che hanno fatto praticamente sempre lavori di questo tipo, passando da un'azienda all'altra. In fin dei conti, hanno uno stipendio (ad intermittenza, ma la maggior parte delle volte con pause di non più di un paio di settimane). Pensione, contributi, malattia e via dicendo che sono comunque garantiti. Dal canto mio, preferisco avere un contratto fisso e, eventualmente, in futuro, cercare altre possibilità che non richiedano un contratto temporaneo. Per ora, moralmente e professionalmente, sto bene dove sto. Magari qualche soldino in più per il mio progetto di comprare casa... ne riparlerò al prossimo contratto. 9/13/2007 Pane al pane (in cassetta) e birra alla birra (Parte III)2. Dopo la cura 2.1 Fair play Passati un paio di mesi un po' a cazzeggiare e un po' cercando lavoro, decido di fare visita ad un mio zio che vive in Olanda. Fra giorni di vacanza e visite a zii e cugino, trovo in breve tempo un lavoro (contratto interinale, che va molto in Olanda: ne parlerò in qualche altro post). Per il lavoro non è richiesta la conoscenza dell'olandese, solo l'inglese, la propria lingua e, eventualmente, ulteriori lingue. Al colloquio scopro che si tratta di un posto di agente per il supporto tecnico al cliente (in inglese, CCC Agent = Customer Contact Center Agent). In Italia, questo mestiere è noto per essere uno dei peggiori in termini di trattamento economico e contrattuale in genere, ma sono senza lavoro e una nuova esperienza sta bussando alla porta. Nel frattempo posso sempre trovare altre opportunità e cambiare azienda da un giorno all'altro: uno dei vantaggi del contratto temporaneo. Comunque l'agente dell'agenzia mi dice approssimativamente quanto sarà lo stipendio settimanale (sì, si pagano le settimane): fatti due conti, al netto, dovrò prendere più di quanto prendevo in Italia dopo sette anni di lavoro nella stessa azienda. Il colloquio lo faccio con una ragazza tedesca. Segue test scritto, in italiano ed inglese, e un test solo in italiano al telefono; scoprono poi che sul curriculum è menzionata la conoscenza della lingua francese (accidenti a te Micol!), quindi mi testano anche su quello. Francese: bocciato, come previsto. La ragazza mi parla ancora un po', mi presenta ai più o meno 50 agenti e mi dice che mi farà sapere. In circa una settimana durante la quale mi convincevo sempre di più di non aver passato l'esame, mi richiamano e mi dicono che devo iniziare dopo un'altra settimana. Ho il tempo per cercare casa, aprire il conto in banca, tornare qualche giorno in Italia, portare su "cose", prendere casa, residenza, fare il SOFI Nummer (codice fiscale + sanitario) e andare al mio primo giorno di lavoro. Si comincia con tre giorni di training, faccio conoscenza con i miei colleghi (un italiano (io), una colombiana, un'olandese e un francese... sembra l'inizio di una barzelletta) e con alcune procedure dell'azienda. Dopo il training, inizia il lavoro, che si rivela un po' noioso, il primo mese, poichè nessuno ha molta cognizione di quello che dobbiamo fare e i clienti non chiamano. L'ambiente però non è male. Molto informale, poca distinzione fra superiori e subordinati (tranne alcuni casi eccezionali) e molta confidenza e schiettezza (a volte pure troppo duramente esternata). Non che siano tutti dei santi, intendiamoci, però ti dicono quando fai le cazzate e ti lodano quando fai bene il tuo lavoro (la seconda parte, in Italia, mi è sempre mancata e non credo di aver fatto solo cazzate in vita mia). Comunque, cercando di non morire di noia, mi metto a fare quello che loro chiamano script (leggi sito web interno), che contiene tutte le informazioni di supporto all'agente per assistere il cliente. In seguito mi definiranno proattivo. Il mio team-leader (tradotto sarebbe capo squadra), una donnona con un sorriso sempre stampato in faccia, comincia immediatamente a lodarci, a dirci ogni dieci minuti che facciamo un ottimo lavoro e a farci tutte le lusinghe che un bravo team-leader deve conoscere. Quando sbagliamo, invece, ci dice schiettamente cosa dobbiamo fare, senza troppe sceneggiate. Nei casi estremi, invita il colpevole nel primo ufficio libero e cerca di risolvere umanamente la cosa: sa cosa vuol dire comportarsi civilmente. 2.2 Controllo e traparenza... forse troppa Inizia finalmente il nostro vero lavoro: rispondiamo alle chiamate dei clienti, alle e-mail e veniamo costantemente monitorati da persone pagate per questo. Il monitoraggio è una cosa particolarmente interessante. Queste persone passano il tempo a registrare casualmente le chiamate ricevute, ascoltando quello che diciamo, come lo diciamo, come ci poniamo con il cliente e le sue reazioni. Qualcosa di analogo accade anche con le e-mail alle quali rispondiamo. Di tanto in tanto ci chiamano e ci dicono cosa va e cosa non va, come correggere gli errori e migliorare. Ci chiedono di fare dell'autocritica, ci mostrano una scheda con i punteggi ottenuti per le varie voci analizzate e il punteggio totale. Al mio primo (e ultimo) controllo, ottengo un 98% di punteggio. Il 2% di difetto è dovuto al fatto che a volte "dimentico" di chiamare la persona con il suo nome, cosa piuttosto difficile da fare quando il cliente il nome non te lo da. A fine incontro, nessuna ripercussione: la cosa resta fra te e i "monitoratori". La volta successiva, poi, si ricalcolano i punteggi e si valutano le differenze, le motivazioni e via dicendo. E' ovvio che il tuo team-leader viene messo al corrente, ma questo non comporta problemi finché fai il tuo lavoro e t'impegni per farlo bene. Questa è una prassi seria, professionale ed onesta: se non inizialmente previsto che dovessi lavorare per un tempo limitato, ti licenziano solo perché non hai saputo fare il tuo lavoro, pur avendo avuto tutte le chances per salvarti. Insomma, un metodo di lavoro trasparente. Tanto trasparente che quando licenziano un team-leader, spediscono un'e-mail a tutto il team dicendo che "Tizio, dal giorno X, terminerà il rapporto di lavoro per questo, questo e quest'altro motivo". Pesante... 9/12/2007 Pane al pane (in cassetta) e birra alla birra (Parte II)1.2 Capro espiatorio Si lavora in un open space (leggi un grosso stanzone con un nome in inglese). Poco manca che ci infilino in cubicoli nello stile americano (ai cubicoli sono poi passato trasferendomi in Olanda). Per ogni progetto non c'è quasi mai un solo programmatore, ma si lavora in team. Fra i vari compiti c'è lo sviluppo di stampe (report). Un mio collega si occupa di queste stampe. Un giorno, casualmente, mi accorgo che dal cliente mancano due o tre stampe. Chiedo lumi al collega e ci accorgiamo che in qualche modo lui si è perso quelle stampe, frutto di qualche giorno di lavoro. Come quasi ogni giorno, il capo alita sul collo di entrambi, quindi m'invento una balla per proteggere il collega, procrastinare il mio lavoro, rifare il suo e fare finta che nulla sia successo. In un altro progetto, invertiti i ruoli, sono io a sviluppare le stampe. Da una chiamata del cliente, ci accorgiamo che alcune stampe sono totalmente diverse da quanto richiesto. Il collega, con lo spirito di squadra che lo caratterizza, mi denuncia al capo... A volte il solo a sapere cosa vuole il cliente, è proprio il cliente (spesso nemmeno lui sa cosa vuole). Le analisi, che dovrebbero spiegare allo sviluppatore cosa il cliente vuole, di solito si limitano a dire "Stampa questi dati", ma non ti dicono come stamparli, quei dati. Ma dopotutto, mio è l'errore, mia la colpa, del collega la stronzaggine. La perla arriva quando nuovamente il collega commentte un grave errore. Questa volta, non per vendetta, ma solo per un ma-chi-me-lo-fa-fare, non muovo un dito. Il collega, da bravo collega, va dal capo e mi denuncia... Penso che forse nel contratto, dove si parla dei miei compiti, è menzionato quello di capro espiatorio. 1.3 Cazziatoni Il culmine si manifesta quando il capo entra come un toro nell'open space e mi fa il cazziatone davanti a tutti. E quando il capo è incazzato non c'è scusa che tenga, nemmeno la verità. Il cazziatone mi sta bene quando, nell'intimità dell'ufficio del capo, eventualmente anche con il collega in questione, parte la critica costruttiva, ovvero la diarrea verbale. Se non ho torti però, un leggero senso di fastidio me lo lascia. Il massimo fastidio c'è quando, senza ragione (ma anche se l'avesse), il capo sfoga la menzionata diarrea verbale in presenza di tutti gli altri colleghi. Sette lunghissimi anni in un ambiente del genere: che culo eh? L'ultima volta che è successo il capo si è preso un "mi hai rotto i coglioni" e una lettera di dimissioni. 9/11/2007 Pane al pane (in cassetta) e birra alla birra (Parte I)Questo (ed i post che pubblicherò nei prossimi giorni) è una serie di osservazioni palesemente soggettive basate sulla mia passata esperienza lavorativa (in Italia), comparata con quella corrente (in Olanda). Le mie esperienze lavorative non sono abbastanza numerose e positivamente memorabili da permettermi di fare un'analisi ponderata e obiettiva della qualità del rapporto datore di lavoro-dipendente, ma me ne frego e lo farò ugualmente :) 1. Prima della cura 1.1 Evoluzione Mattina, ore 8.30. Una nuova giornata di lavoro. Ti prepari a ripetere le solite procedure per disegnare delle tabelle (tanto per fare un esempio). Prima di verificare se l'ipotesi di tagliuzzarsi le braccia con il bordo di un foglio A4 è qualcosa di più motivante del tuo lavoro, ti dici: "Una soluzione dovrà pur esserci! Non è possibile che migliaia di programmatori nel mondo si stiano in questo momento mutilando con il primo pezzo di carta a portata di mano!" Una persona mentalmente sana e che abbia un briciolo di passione per il proprio mestiere che fa quindi? Si documenta. "Ruba" qualche ora per informarsi ed imparare come produrre meglio ed in meno tempo. Nota: l'autoformazione è definita come furto di denaro aziendale, anche e soprattutto quando il capo non alza un dito per farti seguire dei corsi di formazione che forse, FORSE, potrebbero dare una svolta alla qualità delle applicazioni sviluppate (le quali basano il 90% del codice su un linguaggio a te quasi sconosciuto), mentre spende fior di quattrini per spedirti fino a Milano a seguire un corso base (tanto base che io dovevo spiegare ai docenti) su LotusScript che non ho MAI utilizzato (sic!). E allora sì, sentiamoci un po' ladri, ma anche un po' coglioni, cercando un modo per rendere più produttiva l'azienda e meno tedioso il tuo lavoro. La soluzione è in qualche pagina in rete e, concettualmente, non è nemmeno tanto complessa. Basta solo implementarla. Ci si mette sotto, senza dire niente a nessuno e, fra il tempo perso a documentarsi e ad implementare la nuova soluzione, si perde poco più del tempo preventivato (con quale logica, poi, si riesca a preventivare i tempi di sviluppo di un'applicazione senza un'analisi, non l'ho mai capito). Fai vedere il risultato, per ora te ne stai zitto e ti assumi le colpe di eventuali ritardi. Nel frattempo cominci ad investiagare con in tuoi colleghi, affrontando l'argomento e analizzando le loro reazioni: pessima idea! La volta successiva, quando devi lavorare ad un nuovo progetto, ci metti 1/10 del tempo previsto e, con malcelato orgoglio, sbatti in faccia al capo e ai colleghi la soluzione adottata (qui è dove, con il senno di poi, mi sono sentito un coglione). Con qualche scetticismo, ma comunque con nemmeno un vaffanculo, la soluzione viene approvata e fintamente adottata anche dai colleghi. Fintamente, perché alcuni di loro, ignoranti, invidiosi o che so io, continuano alla vecchia maniera (sono quelli che stavano meglio quando si stava peggio, per intenderci). Tiriamo le somme:
Si può sopravvivere a questo. La prossima volta, i restanti 9/10 del tempo li usi per giocare al PC e sentirti un po' meno coglione. 9/9/2007 Foto e voci di corridoioIn un momento di noia fulminante, mi sono piazzato davanti al piccì cercando i vari myspaces e reti sociali alle quali ero già iscritto. Poi mi sono detto: ma chi me lo fa fare di avere tutti questi account? Cioè, li ho perché i miei amici mi invano la richiesta di aggiungermi al loro elenco di amici e io, in amicizia, lo faccio. Ma cerco non ho il tempo per aggiornare "n" spazi in "n" siti diversi, no? Allora, continuo a conservare i vari account e a creare quelli nuovi, ma, eccetto 2-3 casi, tutti quanti punteranno o visualizzeranno un collegamento al mio spazio personale "ufficiale". Al che mi sono chiesto: "Qual è il mio spazio ufficiale?" Ho frugato un po', valutato quello che mi sembrava migliore da gestire e non c'è soluzione: non posso avere un solo spazio. Alla fine ho selezionato i seguenti tre:
FaceBook è stata una vera scoperta per me. Non che non ne avessi mai sentito parlare prima, ma non ci ho mai prestato molta attenzione. Qualcuno poi mi ha invitato e mi ci sono perso :) Ora, lo scopo principale, lo si deduce dal nome, è quella di creare una rete sociale (di amici, familiari, colleghi, ecc.), basata sulle foto. Supponiamo che voglia pubblicare questa foto: Ci sono sei persone nella foto. In FaceBook posso aggiungere uno o più tag (=etichette) nella foto indicando chi sono le persone. Quando una persona non è nell'elenco dei tuoi amici, è possibile opzionalmente inserire l'indirizzo e-mail di questa persona, la quale riceverà una notifica, potrà iscriversi e trovare immediatamente nel suo profilo le sue foto (questa compresa). Ovviamente FaceBook è molto evoluto e permette di fare tante altre cose con le foto. Esistono poi dei moduli che si possono aggiungere (chiamati applications) che permettono di aggiungere ulteriori funzionalità legate alle foto o ad altro. Uno di questi moduli permette di visualizzare i blog da altri siti, cosa che io ho puntualmente fatto, visualizzando questo blog su FaceBook. FaceBook ha anche un sistema di blog, di gruppi, di network e via dicendo. Perché questa passione per le reti sociali? Per mantenere vivi i contatti con gli amici lontani, per verificare la teoria dei sei gradi di separazione, e... tanto per fare qualcosa nei momenti di noia :) Voci di corridoio inoltre dicono di un possibile acquisto di FaceBook da parte di Microsoft, il che dovrebbe poter fornire il meglio (o il peggio?) dei due sistemi in uno solo. Un difetto di FaceBook: è solo in inglese! Non solo: pare che non siano particolarmente interessati agli utenti che non vivino in USA, Canada e Regno Unito. Certi servizi, come la pubblicazione delle foto tramite cellulare, non funziona negli altri stati. E' possibile inviare suggerimenti allo staff e, almeno le loro riposte, sono molto rapide. Però non so se siano altrettanto rapidi nelle soluzioni. Per quanto mi riguarda, ho già mandato una serie di suggerimenti in merito ai vari limiti della lingua che, per chi non parla una parola di inglese, è un deterrente non indifferente. Utilizzatori (e non) di Picasa (Google): potete pubblicare le foto su FaceBook direttamente con Picasa. Per farlo, iscrivetevi a FaceBook e aprite questo link. Utilizzatori di sistemi Apple (Mac): ci sono diverse cose analoghe, ma non avendo un Mac, non so cosa suggerirvi. Basta iscriversi a FaceBook e cercare fra le applicazioni aggiuntive. 5/30/2007 HangVoglio comprarmi un Hang. Costa una fucilata, ma da che l'ho scoperto (qualche anno fa ormai), mi è entrato nel cuore. Ora... se abitassi ancora in Italia, potrei anche farmi il viaggio fino a Berna (sotto appuntamento), per visitare dove lo costruiscono (solo lì, cacchio!) e scegliere il modello che più mi aggrada (PANArt, l'azienda che produce questo strumento, ti offre pure vitto e alloggio)... appunto: se abitassi ancora in Italia. Cavolo, vivevo praticamente al confine con la Svizzera! Ora però mi trovo nel bel mezzo (letteralmente) dell'Olanda, il che rende le cose un po' più difficili. E fattelo spedire, no? No, quelli vogliono proprio che tu vada da loro! ...chissà che altre cose vogliono farti vedere... mmm... Guardando in giro ho visto che c'è chi vende modelli usati, ma è uno strumento troppo delicato per potermi fidare di un'acquisto stile eBay (che poi è esattamente lì che si trovano). In Italia, dopotutto, c'è anche qualche negozio che li vende, ma qui in Olanda proprio non riesco a trovarli: sarà anche il fatto che di olandese è già tanto se so dire sì, no, grazie e prego (vabbé, qualcosina in più, ma non abbastanza insomma). Quindi, per ora metto da parte pochi soldi al mese aspettando la prossima "discesa" in Italia (cosa che mi toccherà fare ancora una volta in macchina, a questo punto). Conoscendomi, mi dimenticherò di prendere appuntamento. Per chi fosse interessato: http://www.hangblog.org/2006/11/27/how-to-buy-a-hang Un artista di strada in Amsterdam che suona lo strumento dei miei sogni: 4/15/2007 Perchè "Stranger in a strange land"?Stranger in a strange land, straniero in terra straniera.
Stranger in a strange land è il titolo di un romanzo di Robert A. Heinlein che io trovo supendo.
È la storia di un ragazzo adottato da una cultura aliena alla sua, in seguito ritrovato e trapiantato da adulto in quello che dovrebbe essere il suo mondo.
Racconta della sua vita, dei suoi tentativi di comprendere la sua nuova realtà, cercando di capire cose per noi semplici e scontate, come "perchè ridiamo?" (e per le quali trova delle spiegazioni a volte sorprendenti).
Per chi non conoscesse questo romanzo, devo dire per completezza che si tratta di un romanzo di fantascienza, ma a chi snobba il genere, suggerisco ugualmente di leggerlo, cercando di comprenderne il messaggio, indipendentemente dal contesto in cui si svolge la storia.
Ho scelto questo titolo perchè mi sento un po' come Valentine (il protagonista del romanzo). Vivo in Olanda da più di sei mesi ormai, partito dall'Italia dopo un colpo di testa che mi ha fatto lasciare il lavoro che avevo.
Qui non mi sento emarginato, ma a volte accuso le difficoltà inevitabili causate dalla non conoscenza della cultura, della lingua e degli usi.
Non so se e quanto durerà questo mio "viaggio", ma è una cosa che sentivo di dover fare da tempo.
Questo blog esiste per questo, anche se non sarà tanto spesso aggiornato: voglio registrare le mie sensazioni, le mie esperienze e, se ci saranno, le mie frustrazioni, per potermi studiare meglio, rileggendo, quando ne sentirò la necessità, i miei pensieri. Una coppa di mate e un bicchierino di GenepyNon sono solito frequentare Blogs e tantomeno sono solito gestirne uno, ma mi trovo oggi, di domenica, da poche ore tornato da una settimana in Italia, in Valle d'Aosta, con un laptop fra le mani e la voglia di scrivere due righe.
Voglio ricordare questi ultimi giorni, giorni che forse, raccontati così, possono sembrare non troppo entusiasmanti, ma per me è stata una nuova esperienza, sotto diversi aspetti.
Ho passato l'ultima settimana con un'amica, Paula, la quale mi ha aiutato a rendere più veloce il viaggio in macchina e meno noiosi i giorni passati in Italia.
Dico meno noiosi, perchè sono certo che se fossi andato da solo, avrei passato buona parte del tempo davanti alla televisione o al computer, godendo unicamente delle cene e le serate con gli amici (queste ultime due cose le ho fatte comunque e volentieri).
Con Paula invece non c'è stato assolutamente modo di annoiarsi. Voleva vedere, conoscere ed esplorare la mia regione, girare la città che, seppur molto piccola, abbiamo visto e rivisto diverse volte. E' addirittura riuscita a convincermi a passare una giornata in montagna (cosa che ho sempre rifiutato di fare, anche con gli amici più cari), facendomi respirare un po' d'aria sana e permettendo alla mia pelle di cambiare dal bianco mozzarella fiordilatte a scamorza affumicata (è molto!).
Ho visto finalmente il mio nipotino acquisito Craig, che è nato il mio stesso giorno: ci togliamo solo 32 anni, che vuoi che sia?
Ho rivisto i bambini dei mei amici (negli ultimi 12 mesi c'è stata una sfornata di bambini: tutte donne, se si esclude Craig).
Per concludere in bellezza, venerdì mi sono goduto il concerto del mio (ex) gruppo: molto bello, anche se troppo corto a mio avviso. Belle sensazioni, fra ricordi, nostalgia e puro piacere nell'ascoltare e vedere la musica.
Ricorderò questi giorni con molto piacere, e tornerò a sfogliare le foto quando sentirò nostalgia dell'Italia, dei miei amici italiani o di Paula, quando deciderà di lasciare l'Olanda per un nuovo posto.
Lei non è tipo da fare un lavoro monotono e noioso come quello che sta facendo: ama viaggiare, esplorare e fare nuove esperienze: che si goda le opportunità che le si presenteranno, anche se devo ammettere che mi mancherà quando sarà chissà dove.
Paula, dove lavoriamo parliamo inglese. Una lingua comoda per comunicare fra persone che vengono da così tanti paesi, ma una lingua troppo povera e ambigua per poter dire una cosa semplice come ti voglio bene.
Una precisazione sul titolo: Paula è argentina e mi ha fatto scoprire il mate, che in questo momento è poggiato sul tavolo, mentre il Genepy è un liquore tipico alpino, che ho fatto scoprire a Paula, la quale ha decisamente apprezzato (vedi foto)! |
|
||||||||||
|
|